In treatment – 4

Allora forse noi dovremmo chiederci perché lei…” la voce dello psicanalista continua a pormi davanti a delle scelte. Strade percorse a ritroso, dove a un certo punto si trova un bivio. Una strada scura e una illuminata, se vogliamo raffigurare il percorso mentale. Un fermarsi necessariamente per pensare a una risposta su un determinato ragionamento o atto compiuto. Perché abbiamo fatto e facciamo certe scelte e cosa hanno comportato per noi.

Continuo a non ricordare i miei sogni, eccetto tre fatti quest’anno. Sogni legati a un percorso attraverso un sentiero in un bosco o parco che portava a una casa bianca, piena di gente che conoscevo parzialmente, a una processione di suore e fedeli in un paese sperduto, a una surreale presenza di un feto parlante in una terra lontana, credo l’Afghanistan, dove una donna aveva nascosto il frutto del suo corpo.

In tutti questi sogni le figure femminili erano centrali. Ho compreso che l’universo femminile per me è sempre stato importante. Amanti, amiche, sorelle. Forse le definisco sorelle alcune, perché non ho mai avuto un vero rapporto di condivisione con mia sorella e poi non c’è stato più il tempo per farlo. Meteore spesso. Un mondo lontano anni luce dal mio essere uomo e nello stesso tempo un luogo dove comunicare mi risulta più facile, forse perché la mia generazione non parla di certe cose con altri uomini, solitamente. Tantomeno di sentimenti. Donne: a volte colonne alle quali aggrapparmi in cerca di una salvezza, barche sulle quali salire durante una tempesta. Altre volte stagni placidi, isole lontane, scrigni elaborati dai quali estrarre pietre preziose e nei quali consegnare a mia volta ricordi: fotografie, attimi, sorrisi. Istantanee prese a volte causalmente, altre rubati al tempo che non c’è stato e che puntellano i ricordi. Donne a volte nelle quali vedevo il desiderio di ricerca di un sostegno, come fossero uno specchio e in loro vedessi riflessa una parte di me.

Legami passati e presenti.

Mi chiedo oggi, in questo percorso, cosa possa aver dato io a chi mi è stato accanto in tutti questi anni, nelle relazioni passate, a quelle serie durate anni e anche nei brevi temporali, che spesso sono i più devastanti perché sono troncature improvvise, senza un naturale sviluppo delle cose; a cosa ho lasciato, che ricordo ho consegnato di me, cosa do adesso, come se il giudizio di tutte queste persone passate nella vita e il giudizio dell’oggi, di chi mi sta accanto, fosse ed è così importante da decidere dei miei atti. Se ho dato qualcosa o se invece chiunque sia entrato in contatto con me è stato attirato dal mio lato oscuro, complicato, contorto, distruttivo a volte. Se ho solo prosciugato o se, al contrario, ho anche donato. Anche nei rapporti di amicizia.

Cosa lascia alle persone di così importante da mantenere il ricordo di lei nel tempo?” chiede la voce alle mie spalle. Una bella domanda…Raccontavo dei rapporti amichevoli con alcune mie ex e con la mia ex moglie, del mio rapporto con la mia compagna, della mia mancanza di tatto spesso proprio verso le persone che ho più vicino. Forse un motivo c’è. Ancora non l’ho compreso appieno, devo lavorarci sopra.

Le persone si incontrano e poi si allontanano come pietre di magnesia che cambiano continuamente campo.

A volte con un sorriso, a volte male, a volte solo in silenzio.

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