WRTC

Tocco di nuovo Milano, ma di sfuggita. Una fermata per poi prendere il treno per Chivasso e poi quello per Aosta. Con me ci sono Carlotta e Mattia. Mi sento strano nel tornare dopo due anni al War Reporting Training Camp. Come se tutto fosse rimasto sospeso, in questo periodo. Ho iniziato a scrivere questo mio flusso di pensieri nella carrozza numero 5 del Frecciarossa che ci sta portando verso la prima tappa del nostro viaggio. L’ultima volta in stazione centrale, a fine gennaio al mio rientro su Roma, c’erano i controlli per chi doveva salire, la coda, le verifiche di viaggio. Il treno semivuoto. Sette mesi fa. Gli ultimi saluti in questa città che ha dei ricordi cristallizzati nel tempo e che devo fare scivolare via, uno alla volta.

La sala polivalente, gli spogliatoi, la sala medica. I miei passi echeggiano nel corridoio. Lentamente questo luogo si rianima di voci provenienti da tutta Italia. Le luci si riaccendono, si testa il proiettore. Le sedie, questa volta disposte a distanza l’una dall’altra. Il ruscello del chiosco di Lara. Due anni fa quando arrivai nel pomeriggio, c’erano già alcune persone del corso sedute su questo prato. Oggi ci sono anche dei nuovi ospiti nel laghetto del parco, una famiglia di anatre che si muovono indisturbate in mezzo agli avventori.

Molti visi già visti, ogni volta con un anno in più, come il mio viso.

E ogni volta, un gruppo diverso di ragazzi e ragazze, di donne e di uomini. Quest’anno molti fotografi, chi più chi meno con esperienza. Alcuni si conoscono, altri no. E ogni volta si forma questa straordinaria alchimia di gruppo, di relazioni, di scambi. E ogni volta, come ogni anno, mi stupisco nel vederlo crescere, strutturarsi, mostrare anche le sue criticità e incertezze, i contrasti tra alcune personalità. Sabbia che diventa cemento. Da tanti sassi un monolite, compatto.

Quest’anno il gruppo è stato fantastico. Coinvolto al massimo in ogni cosa.

Quella iniziale diffidenza che piano piano si trasforma in fiducia, in confessione reciproca, un luogo senza filtri spesso, dove ognuno, nel limite dei suoi tratti caratteriali, si mette un poco a nudo. Dove le maschere cadono. Non succede da nessuna altra parte. Qui sì. Le prime prove ci pongono di fronte a delle scelte, poi tutto diventa un corpo, le cose acquistano un senso. Il confronto con gli altri è la prima arma per capirsi. Questo è il War Reporting Training Camp. Una palestra di vita. Non solo per tutti quelli che arrivano, ma principalmente per me. Un luogo dove imparare anche a sbagliare, a non capire magari il carattere di una persona e nello stesso tempo a percepire e indovinarne molti altri. Un luogo dove rivedere sé stessi, dove tirare le somme, uno specchio attraverso il quale guardarsi oltre.

Un posto dove, alla fine, seduti in semicerchio, i nodi vengono al pettine. Un momento nel quale, divenuta ormai la fiducia nel gruppo una cosa acclarata, qualcuno arriva a confessare anche le proprie incertezze e i propri limiti.

E dove ogni volta che vi ascolto, come se fosse la prima volta, sentendo le vostre parole, mi emoziono. Forse in questi ultimi due anni sono diventato più sensibile. Paradossalmente, anche le vicende più negative portano sempre a un cambiamento in positivo.

E poi, quanto le luci si spengono e le sedie vengono rimesse tutte sui lati della sala, impilate, rimani con un po’ di malinconia, quasi come fosse un fine estate di vacanze durante il quale si devono salutare gli amici e dire addio a quegli amori, dichiarati e non, con mille promesse per l’anno a venire.

Carlotta, Mattia, Marco ‘Venezia’, Diletta, Marco ‘mezza Toscana’, Anna, Luca, Anais, Marco ‘Pineto’, Massimiliano, Matteo, Salvatore, Fabio, Luciana.

Grazie

*Grazie anche Monica per la visita inaspettata…

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4 pensieri riguardo “WRTC

  1. Grazie a te Cristiano, tu e Ugo siete stati i pilastri di qualcosa di davvero grande. Tutti grandi professionisti, mi avete reso una persona se non migliore, sicuramente più consapevole dei suoi limiti.

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