Salem


Beirut. Gli occhi di Salem tradiscono la sua età, nonostante voglia mostrare di essere più grande. Avrà forse sui ventitrè anni. O magari meno. Trovo difficoltà a dare un’età alle persone, non riuscendo mai a darmela io. Almeno fino a quest’anno. Ma questa è un’altra storia. Salem è etiope e ha una figlia di tre anni. Lei però stasera è da sola, in un bar con la sua amica. Anche la seconda ragazza si chiama Salem. Forse non sono neanche i loro veri nomi. Ma non è veramente importante sapere come si chiamano.

Salem e Salem hanno una testa piena di lunghi capelli ricci, fresca di parrucchiere. E sono belle. 

Ordino un whisky. Il tavolo è pieno di bottiglie di birra. Una parte sono mie. Ho bevuto duro ed è scesa su di me tutta la tristezza del mondo. Mi sento schiacciato in un angolo. Le guardo e sorrido. Mi servirebbe un angelo che venisse a salvare me e loro insieme, ma non lo trovo. Non esistono comunicazioni social con gli angeli. E gli angeli non hanno mai tempo. Troppo lavoro. All’inferno di solito sono più disponibili nel cercare nuovi clienti. 

Salem numero uno ha un paio di pantaloni bianchi elasticizzati che le fasciano i fianchi stretti. I suoi documenti fotocopiati portano nomi diversi, così come il nome di sua figlia. Dice che la bambina ha bisogno di un medico, ma che non può portarla a farla visitare. Non ha i soldi e il suo passaporto è ancora dalla famiglia dalle quale è scappata. Faceva la domestica e racconta che la trattavano male, che era sequestrata in casa e che il marito della ‘Madame’ allungava le mani. Forse è vero. Nel mondo di Salem, come nel mondo di tutti quelli che cercano una via di fuga, tutto può essere vero e tutto può essere falso. Tutti noi raccontiamo bugie, chi più chi meno. Le bugie bianche, perlopiù, quelle innocue, e poi c’è chi vive costruendo castelli di bugie, all’opposto. Salem è in quell’area grigia dove le bugie permettono la sopravvivenza. 

Gli occhi di Salem sono gli stessi occhi che ho visto in migliaia di persone. 

Così guardo Salem uno e due e non vedo loro, ma tutte le persone che ho incontrato nella mia vita e tutti diventano Salem e il peso di guardare i loro occhi diventa il peso di guardare il mondo dove riposano tutti gli altri occhi. Il mio divano diventa sempre più molle e io mi rifugio in profondità. Si sta bene lì dentro, per un attimo. Poi mi manca l’aria. 

Ordino un secondo whisky e poi un terzo, mentre sono avvolto dal fumo dei narghilè. Menta, mela e un velo di tristezza sempre più fitto che mi chiude in un bozzolo. L’alcol e le lacrime. Non riesco a fermarle. 


Beirut. Salem’s eyes betray her age, even though she wants to look older. She is perhaps twenty-three. Or maybe less. I find it hard to give people an age, as I can never give myself one. At least until this year. But that’s another story. Salem is Ethiopian and has a three-year-old daughter. She is alone tonight, however, in a bar with her friend. The second girl is also called Salem. Maybe they are not even their real names. But it’s not really important to know their names.

Salem and Salem have a full head of long curly hair, fresh from the hairdresser. And they are beautiful.

I order a whisky. The table is full of beer bottles. Some of them are mine. I’ve drunk hard and all the sadness in the world has descended on me. I feel crushed in a corner. I look at them and smile. I need an angel to come and save me and them together, but I can’t find her. There is no social communication with angels. And angels never have time. Too much work. In hell they are usually more willing to look for new clients.

Salem number one is wearing a pair of white stretch trousers that hug her narrow hips. Her photocopied documents bear different names, as does her daughter’s name. She says the child needs a doctor, but she can’t take her for an examination. She has no money and her passport is still with the family she ran away from. She used to be a maid and says that they treated her badly, that she was sequestered in the house and that her ‘Madame’s’ husband used to lay his hands on her. Perhaps this is true. In Salem’s world, as in the world of all those who seek an escape, everything can be true and everything can be false. We all tell lies, some more, some less. White lies, mostly, the harmless ones, and then there are those who live by building castles of lies, the opposite. Salem is in that grey area where lies allow survival.

Salem’s eyes are the same eyes I have seen in thousands of people.

So I look at Salem one and two and I see not them, but all the people I have met in my life and they all become Salem and the burden of looking at their eyes becomes the burden of looking at the world where all the other eyes rest. My couch becomes softer and softer and I take refuge in the depths. It feels good in there, for a moment. Then I run out of breath.

I order a second whisky and then a third, while I am enveloped by the smoke of the hookahs. Mint, apple and an ever thickening veil of sadness that locks me in a cocoon. The alcohol and the tears. I can’t stop them.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...