Un colpo solo

Un bagno in vasca in questo appartamento a Dnipro. Ho del tempo oggi e del silenzio intorno. Serve stare in silenzio. Un giorno intero però diventa troppo adesso, perché devi ascoltare i tuoi pensieri e non sei abituato a restare fuori da un ambiente iperattivo e carico di adrenalina. Quanto durerà tutto questo? Regolo con il piede il miscelatore dell’acqua mentre mi rilasso, immerso nell’acqua bollente. I Lynyrd Skynyrd come colonna sonora. I miei muscoli si sciolgono. Chiudo gli occhi. Penso a quel colbacco intriso di sudore.

Un tavolo di uomini, un brindisi e le armi appoggiate sul bancone insieme a del sushi appena ordinato. La caccia mi è più chiara quando uno di loro avvicina al naso il cappello e aspira profondamente. “Sa ancora di lui. Vuoi annusarlo?”. Cervi e tigri, orsi. Il gioco spesso si inverte. Chi perde muore. “No, grazie”. Rido in quel momento, ma è un ridere nervoso. Mi viene in mente ‘Il Cacciatore’ di Michael Cimino. Un colpo solo. Sento perdere qualcosa in me. È difficile da spiegare questo scivolo mentale dove tutti, prima o poi, finiamo. Questa guerra è un negozio di macelleria e io ne vedo solo una parte, infinitesimale. La riporto, la filtro, la assorbo. Io sono la guerra adesso.

Orchi, barbari, mongoli, assassini, maiali, figli di puttana. Non c’è piano umano. Gli orchi non sono umani.

Vedo uomini intorno a un tavolo la sera. C’è chi controlla le armi, chi chiacchiera, chi beve. Nel mio mondo ti devi guardare negli occhi e svuotare il bicchiere pieno di bourbon che hai di fronte. E’ un mondo fatto di istinti, intese, di mani che si stringono, abbracci, di lealtà e fiducia. È puro e vero. Non c’è teoria.

Mentre richiudo gli occhi la settimana enigmistica affonda con me nell’acqua. La porto ovunque quando sono in giro anche se non la faccio quasi mai. E neanche qui. Forse è un talismano, come tanti altri che mi porto dietro, come i miei tatuaggi. So che alcuni mi proteggono. Perché hanno un soffio di vita e ricordi intrappolati dentro.

Tiro fuori la rivista dall’acqua, le pagine completamente incollate. 28 orizzontale, cinque lettere: ‘uno strumento indiano’.

Gli altri sono partiti di nuovo in missione, per fare la guerra. Noi invece siamo di nuovo in viaggio. Per raccontare la guerra.

Un pensiero riguardo “Un colpo solo

  1. Sitar…
    Ma il suono non può uscire, è incollato
    Come gli occhi di chi da decenni è al caldo, pancia piena, permettendosi di credere che morti, dolore, distruzione siano cose lontane. Di altri, sporchi e diversi. Alieni.
    La comoda abitudine del rifiuto del problema
    Servono pecore e le hanno allevate.
    Ma l’onda di tzunami arriva, anche se decidi che non esiste, anche se ti convincono che non esiste,
    Negare è comodo: la guerra, la pandemia…
    Perché affrontarle? Uscire dalla zona di comfort mentale?
    Si dovrebbe rinunciare all’apericena! Non sia mai!
    Servono pecore. Le hanno.
    Ma l’acqua si ritira…

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